• Milano Food Stories

MILANO AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Aggiornato il: mar 16



E chi se lo sarebbe mai aspettato che, da una settimana all’altra, tutta Milano e l’Italia si sarebbe ritrovata in quarantena? Tutta la popolazione ha dovuto mettere in stand-by la propria vita e cambiare le proprie abitudini, a cominciare da quelle gastronomiche. Già, perché le persone più colpite dai decreti necessari di questi giorni sono stati i nostri amati ristoratori e i proprietari di bar, pasticcerie, gelaterie, che si sono trovati a gestire questa situazione da soli e in maniera repentina.


C’è chi ha cercato di attuare tutte le disposizioni per poter dare lo stesso in qualche modo un servizio alla comunità come l’Ile Douce, caffetteria, pasticceria e bistrot nel cuore del quartiere Isola che ci racconta: “Abbiamo tenuto un po’ di ragazzi a casa e dimezzato gli orari di lavoro. Abbiamo riempito il locale di dispenser di sanificanti ad alta azione antibatterica e ridotto notevolmente il numero di coperti per garantire le distanze. Sanifichiamo ogni tavolo ad ogni cliente che si siede, puliamo in chiusura con vapore in modo da sanificare ancora di più l’ambiente”. Purtroppo, con l’ultimo decreto hanno deciso di chiudere fino a data da destinarsi.


Così come Cuenco che, nonostante ciò che ci ha detto, ovvero che voleva rimanere aperto il più possibile per la comunità e per fornire pasti a tutti coloro che acquistano abitualmente il pranzo da loro finché per legge potrà farlo, alla fine ha deciso di chiudere l’11 marzo poiché ha preferito tutelare la salute di tutti.

Questo gesto di responsabilità è stato attuato anche da tanti altri locali, ancor prima che le normative si facessero così stringenti, come Momento, un ristorante sui Navigli, che ha deciso di chiudere sin da subito, nonostante le preoccupazioni: “Un ristorante come il nostro, aperto da poco più di due anni, non ha messo nulla da parte per fronteggiare una crisi del genere. Ma era l’unica cosa logica da fare!” ci spiega Davide, il proprietario, aggiungendo poi che non si lascerà abbattere da ciò che sta succedendo ma “mi dedicherò a rivedere le nostre ricette e perfezionare al meglio tutto quello che offriamo”.


Anche Boa Boa, in zona Brera, ha aderito alla chiusura, dichiarando: “Abbiamo deciso di tutelare la salute dei clienti e dipendenti chiudendo spontaneamente, in linea con il nostro senso etico e responsabilità”. Ancora, Emanuele, il proprietario di Cafè Gorille, ci racconta: “Aprire dalle 6 alle 18 equivale a mettere a rischio i nostri dipendenti, farli uscire, venire a lavorare in locali aperti al pubblico con persone che potrebbero essere veicolo di infezioni oppure essere noi stessi veicolo, e quindi mettere in pericolo i nostri clienti. Per la salvaguardia della salute pubblica dunque abbiamo deciso che l’unica azione responsabile da fare fosse chiudere”.


Per quanto riguarda il delivery invece? È ancora possibile ma molti preferiscono chiudere, soprattutto per ragioni etiche oltre che economiche. Esattamente come la famosissima pasticceria La Martesana che, nei primi giorni di quarantena ha messo a disposizione il servizio ma poi ha deciso di sospenderlo, insieme a tutte le attività dei propri shop. Sempre Emanuele ci tiene a sottolineare che “Io non faccio un tipo di prodotto adatto al delivery, quindi non mi riguarda più di tanto, ma non chiamerei mai un mio dipendente per fare questo lavoro. Da noi non si può fare il telelavoro, il mio cuoco non può cucinare a casa sua il cibo. Quindi, in realtà, ritengo che una forma a metà strada non sia valida, io chiuderei tutto tranne farmacie ed alimentari”. Inoltre, durante la nostra intervista, ci parla del Comitato Ristoratori Responsabili e di come questo gruppo, di cui fa parte insieme a tante altre realtà milanesi, si stia prodigando per far applicare regole più stringenti a tutti gli esercizi e ad aiutare economicamente i proprietari di locali che attualmente stanno vivendo, non solo un’emergenza sanitaria, ma anche una economica (potete leggere qui il comunicato: https://www.gazzettadimilano.it/wp-content/uploads/2020/03/Comunicato-Stampa-CRR.pdf.pdf).


Chi invece si ritiene fortunato e non vorrebbe chiudere bottega è Tondo, forno artigiano, nato da meno di un mese in via Cola Montano che, vendendo beni di prima necessità quale il pane, mantiene aperto “se non altro come servizio al quartiere”. Infatti la sua proprietaria, Silvia, ci racconta che hanno anche attivato un servizio di delivery (nato dall’idea di Aurora de Le Polveri, un micropanificio in zona Sant’Ambrogio), senza costi aggiuntivi per tutte le persone del quartiere Isola: “Visto il momento abbiamo deciso di fare le consegne in orario di chiusura per le persone del quartiere, per chi non vuole o può uscire”. Fortunatamente, dichiara la proprietaria, le persone continuano ad acquistare il pane, cambiando però le modalità: “Abbiamo notato una differenza negli ultimi giorni dove le persone vengono in negozio in fasce orarie specifiche, invece prima venivano più diluite durante la giornata. Adesso ne comprano un po’ di più in generale, acquistando una pagnotta intera con l’idea di mettersela via”.


Lanciamo quindi anche noi l’appello: #restiamoacasa. Se tutti quanti rispettiamo le regole date, sarà più facile e veloce tornare alla normalità e goderci di nuovo la nostra amata Milano e i suoi ristoranti.


MILAN IN THE TIME OF CORONAVIRUS


Who would have ever expected that, overnight, Milan and Italy would find themselves in quarantine? The whole population had to put their lives on stand-by and change their habits, starting with gastronomic ones. Yes, because the people most affected by the necessary regulations of these days were our beloved restaurateurs and owners of bars, pastry shops, ice-cream parlours, who had to deal with this situation on their own and urgently.


There are those who have tried to put all the measures in place in order to be able to give somehow the service to the community, such as Ile Douce, a bar, pastry shop and bistro in the heart of Isola district, which tells us: "We kept some of the kids at home and halved the working hours. We have filled the place with dispensers of sanitizers with high antibacterial action and significantly reduced the number of seats to ensure distances. We sanitize each table for each customer who sits, we clean at the end of the day with steam in order to sanitize the environment even more". Unfortunately, with the last regulation they decided to close.


Just as Cuenco, despite what he told us, saying that he wanted to remain open as much as possible for the community and to provide meals for all those who habitually buy their lunch from them until the law allows it, ultimately they decided to close on March 11 because they preferred to protect everyone's health.

This gesture of responsibility was also carried out by many other venues, even before the regulations became so restrictive, such as Momento, a restaurant on the Navigli, which decided to close immediately, despite the worries: "A restaurant like ours, opened just over two years ago, has not put anything aside to face such a crisis. But it was the only logical thing to do!" explains Davide, the owner, adding that he will not allow himself to be knocked down by what is happening, but "I will dedicate myself to reviewing our recipes and perfecting everything we offer in the best way possible".


Boa Boa, in Brera area, also supported the anticipated closure, declaring: "We decided to protect the health of customers and employees by closing spontaneously, in line with our sense of ethics and responsibility". Also, Emanuele, the owner of Café Gorille, tells us: "Opening from 6 am to 6 pm means putting our employees at risk, letting them out, coming to work in a place open to the public with people who could be a vehicle of infection or be ourselves a vehicle, and thus endangering our customers. For the protection of public health, therefore, we decided that the only responsible action to take was to shut down.


What about delivery? It is still possible but many prefer to close, mainly for ethical as well as economic reasons. Exactly like the famous pastry shop La Martesana which, in the first days of quarantine, made the service available but then decided to suspend it, together with all the activities of its shops. Emanuele is always keen to point out that "I don't make a type of product suitable for delivery, so it doesn't really concern me, but I would never call one of my employees to do this job. You can't do smart-working here, my chef can't cook the food at home. So, in reality, I think that a halfway form is not valid, I would close everything except pharmacies and supermarkets". Furthermore, during our interview, he tells us about the Comitato Ristoratori Responsabili (Responsible Restaurateurs Committee) and how this group, of which he is part together with many other Milanese realities, is doing its best to enforce stricter rules to all the shops and to help financially the owners that are currently living, not only a health emergency, but also an economic one (you can read the press release here: https://www.gazzettadimilano.it/wp-content/uploads/2020/03/Comunicato-Stampa-CRR.pdf.pdf).


Those who consider themselves lucky and would not want to close their shop is Tondo, an artisan bakery, born less than a month ago in Via Cola Montano which, selling basic necessities such as bread, keeps it open " at least as a service to the neighborhood". In fact, its owner, Silvia, tells us that they have also activated a delivery service (born from the idea of Aurora of Le Polveri, a micro-bakery in Sant'Ambrogio area), without additional costs for all the people in the Isola district: "Given the moment we decided to make deliveries during closing time for people in the neighborhood, for those who do not want or can go out". Fortunately, says the owner, people continue to buy bread, but changing the way they buy it: "We have noticed a difference in the last few days where people come into the store at specific times of the day, instead before they were more diluted during the day. Now they buy a little more bread in general, purchasing a whole bun with the idea of putting it away".


So let's launch the roll call: #stayathome. If we all respect the rules given, it will be easier and faster to return to normal and enjoy our beloved Milan and its restaurants again.

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